Palazzo Ducale

Collocato nel punto più alto della città, al centro del borgo antico, il palazzo è l’edificio più antico e costituisce lo scenario principale di piazza Saturno. A pianta quadrangolare, presenta, sugli spigoli del lato est, due torri a base rettangolare. I dettagli della facciata principale, posta su piazza Saturno, ci fanno capire immediatamente lo stile gotico del tempo nel quale fu costruito. Al centro essa mostra un portale d’ingresso alto 5 m. racchiuso in un caratteristico arco acuto realizzato in blocchi di travertino. Al di sopra dell’arco è posto un fregio romano del periodo imperiale. Ai lati si notano una statua di togato con testa non pertinente databile al II sec. d.C. e una iscrizione romana con fregio dorico. Le tre bifore al piano nobile sono originali dell’epoca di costruzione del palazzo; sotto ognuna di esse è posta una piccola feritoia. Il palazzo, oggi monumento nazionale e sede municipale, custodisce al suo interno alcuni ambienti rimasti quasi intatti, come ad esempio la cappella dedicata a Sant’Onofrio. Quest’ultima, di forma rettangolare absidata, conserva decorazioni pittoriche parietali del XIV secolo raffiguranti la Madonna col Bambino e san Giovanni Battista, Cristo in gloria e i santi Onofrio, Giovanni evangelista e Michele arcangelo.
All’interno del salone di rappresentanza, si può contemplare un imponente mosaico a tessere bianche e nere rinvenuto in Via Virilassi nel 1946, rappresentante quattro guerrieri armati.
Il palazzo, dopo aver conosciuto i fasti della potenza medievale, era decaduto sotto il principe di Maddaloni Diomede Carafa che lo aveva spogliato delle sue opere più belle. Così deturpato servì da abitazione per maestri da campo, luogotenenti e capitani della casa ducale. In seguito fu adibito a carcere mandamentale, mentre il salone fu restaurato, agli inizi del 1900, dal “primo magistrato cittadino” Giuseppe Visocchi e trasformato in teatro e sala conferenze. Ancora oggi esso è sede di mostre, conferenze e manifestazioni varie.
Al centro dell’edificio è posto il cortile interno, oggetto dell’ultimo restauro del 2009, caratterizzato dalla presenza della pavimentazione antica e della scala modificata nel dopo guerra. Con la nuova apertura su piazza Marconi, è stato protagonista dei concerti in anteprima della 25° edizione del Festiva Jazz di Atina..

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Foto di Luciano Caira

Palazzo Prepositurale

Fu edificato alla fine del XVI secolo su disposizione del cardinale Tolomeo Gallio, duca di Alvito, per dare un comodo alloggio ai forestieri che visitavano la città in occasione della solennità patronale. Sorge in piazza Marconi ( già piazza S. Giovanni) e presenta un’originale forma allungata, leggermente curvilinea, dominata dall’austero porticato coperto da volte a crociera, definito da otto colonne romane e da due pilastri quadrangolari esterni. Il semplice prospetto, in muratura di pietra intonacata, è impreziosito solo dalle cornici marcadavanzali e da piccole insegne prepositurali.

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Palazzo Visocchi

Palazzo Visocchi emerge dal tessuto edilizio urbano per la unicità dell’organismo architettonico e delle soluzioni figurative. All’interno mantiene integro l’impianto settecentesco, con vasti ambienti coperti da volte a botte e a crociera, con gli affreschi neoclassici rappresentanti figure mitologiche e allegoriche. Sul piano nobile , attraverso un ingresso con stipiti in pietra lineari, si accede alla cappella privata dedicata alla Madonna di Loreto. L’altare, in legno e stucco delicatamente dipinto, presenta, al centro, un prezioso ciborio con stucchi dorati di scuola napoletana.

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Palazzo Marrazza

Costruito alla fine del secolo XVII, delimita, insieme al palazzo ducale, la triangolare piazza Saturno. Al piano terra vi sono una serie di botteghe con portali a tutto sesto mentre ai piani superiori le finestre sono ornate da cornici in pietra e i balconi hanno ringhiere in ferro battuto. Le finestre dell’ultimo, di dimensioni contenute, sono decorate con rilievi a mascheroni. All’interno dell’edificio le stanze presentano la caratteristica struttura comunicante.

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La Ferriera

Il grandioso stabilimento della Ferriera fu edificato nella seconda metà del 1860 nella frazione di Rosanisco, in una zona collocata a 200 metri dalla sponda destra del fiume Melfa e poco distante dalla strada rotabile Sferracavalli che andava a congiungersi con quella Regia di San Germano, l’odierna Cassino. Dopo l’unità d’Italia venne abbandonata, depredata e inclusa tra i beni demaniali da alienare. Ancora oggi si possono ammirare il fronte principale dello stabilimento che si presenta architettonicamente imponente, lineare e vagamente neoclassico, un primo altoforno sul quale è visibile lo stemma borbonico e un ampio scavo a forma di piramide con il vertice in giù, rivestito di muratura di pietra calcarea.

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Area Archeologica San Marco

Superato il centro storico si raggiunge l’area cimiteriale di San Marco realizzata nel 1840 proprio nel luogo dove più insistevano i resti della antica città romana. Nel piazzale esterno si osservano i resti di una domus scoperta nel 1866, mentre, entrando nel vecchio cimitero, sono visibili alcune iscrizioni epigrafiche, un imponente muro di terrazzamento in opera poligonale e resti di un edificio in opus mixtum incorporato nella chiesa di San Pietro.. a ridosso del muro di cinta si osservano l’ampio basolato di una strada romana e gli avanzi della cosiddetta Porta Aurea.

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Monumenti Funerari

In Atina, nelle località Casino Pica, S. Lorenzo, Le Forme sono concentrati alcuni monumenti funerari a torre di cui rimane solo il nucleo in opera a sacco con malta e scaglie di pietra. Lungo il tracciato della strada Atina- Cassino si individuano due aree funerarie; una in località Cancello (mausoleo), l’altra in località Capodichino S. Venditti (iscrizione e fregi dorici). Un tipo di sepoltura rintracciabile nel territorio è il cinerario quadrangolare in pietra locale con coperchio a forma di pigna conservati nelle località S. Lorenzo e Le Forme e nel Museo Civico dove troviamo anche un leone funerario databile alla fine dell’età repubblicana. Interessante è l’area funeraria di San Marciano (dove in passato sorgevano altri due monumenti a torre).

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Parco Santo Stefano

In posizione incantevole a 150 metri di dislivello da Atina, si trova la collina di Santo Stefano raggiungibile attraverso i sentieri del parco comunale.
L’area è di particolare interesse, in quanto in epoca preromana e romana questo sito costituiva l’Arx, difesa da una estesa cinta muraria in opera poligonale di cui sono visibili ancora oggi ampi tratti relativi a due circuiti: uno esterno che comprende il Monte Morrone, il Monte Prato e il Colle, ed uno interno a difesa della collina stessa. Si può parlare di Atina come dell’estremo e forse più importante baluardo Sannita a difesa delle vie di accesso al Sannio provenienti da Cassino e da Sora. Nel medioevo e fino al terremoto del 1349, il colle continuò ad essere utilizzato in funzione di difesa quale castrum. Sono ancora visibili i resti della rocca, della torre maestra e della torre a gola pentagonale

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Mura Medievali di Cancello

Le fortificazioni medievali di Cancello erano poste a difesa del passo tra la Terra di San Benedetto e lo Stato di Alvito e servivano ad impedire l’ingresso verso meridione all’esercito nemico.
La prima menzione a livello documentario riguardante il passo risale al 1140 quando è nominato nello strumento di Ruggero II. Se in questa prima testimonianza esso è strettamente collegato ad una funzione doganale, nelle successive prevale l’aspetto militare: nel 1193 lo sbarramento era dotato già di una porta e di proprie fortificazioni, mentre nel 1412 fu testimone dell’eroica resistenza del re Ladislao contro l’esercito di Luigi II. Nel 1660 appariva come” fortissima ed alta muraglia, con le sue torri, nel cui mezzo vi è una porta detta cancello che con porta ferrata serrava l’entrata a sicurezza dello stato.”  Attualmente i resti consistono in una porta a tutto sesto e dal tratto murario che si inerpica sul pendio di monte Prato, dotato di due torri circolari.

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Cinta Muraria Medievale

Nel 1349 il primitivo borgo medievale di Atina fu distrutto da uno spaventoso terremoto. A seguito di ciò gli atinati abbandonarono il castrum di Santo Stefano e si trasferirono sul Colle turris – sito di un precedente nucleo fortificato – secondo i nuovi canoni urbanistici importati dai Cantelmo. Nella seconda metà del XIV secolo fu costruita una nuova cinta muraria munita di numerose torri che, insieme al fossato, assicuravano la difesa della città.
Delle tre porte di cui era fornita rimane solo la Porta di Santa Maria, che mantiene ancora la sua struttura originaria a sesto acuto ribassato.

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Palazzo Bologna

I fatti storici ( eventi bellici,terremoti passaggi di proprietà,peste ) hanno distrutto in loco ogni possibile fonte di documentazione dalla qual e si sarebbe potuto r i sai ire alla data o meglio alle date di realizzazione dell ‘intero palazzo Bologna, alle sue antiche proprietà, alle sue passibili varie destinazioni ed uso; nè le ricerche condotte negli Archivi di Stato di Napoli, Caserta e Frosinone hanno rivelato fonti e documenti che citano anche in modo non diretto questo manufatto.
Solo in due antiche stampe di vedute di Atina que ha di Marianna Candidi Dionigi della fine del ‘700 (ail.1) e quella più antica di D.Mautone (all.2) con l’immagine di S.Marco che sovrasta la città di Atina di cui è protettore, consentono la prima di individuare con certezza l’altra invece sai tanto di intuire la posizione e il volume di Palazzo Bologna.
Documenti più recenti ad esso relativi sono le planimetrie catastali del centro storico di Atina in scala i: 1)00 e 1: 2cH:H: (ali. 3—4) ,ed un rilievo planimetrico di 4 livelli eseguiti prima dell’ultima guerra da privato (all.5—6—7–8).
La documentazione esistente e i resti oggi presenti del fabbricato ci consentono di ipotizzare per palazzo Bologna una funzione residenziale per una notabile famiglia locale e anche un possibile punto di appoggio del sistema difensivo della città basato sulla torre ,le porte e altri punti di avvistamento confortare tale ipotesi si aggiungono la individuazione di alcuni elementi architettonici certi, giunti sino ai nostri tempi, ed una lettura filologica dell’edificio, che contribuiscono a ricostruire anche alcuni momenti salienti della sua edificazione.
La costruzione presumibilmente segui varie fasi e si protrasse negli anni modificando ed adeguando ai. tempi e alle diverse esigenze 1 ‘organismo originario.
La data 1754 che si legge su uno degli architravi dei due portoni di ingresso di via S.Giovanni, di sicuro non è riferita alla realizzazione dell’intero edificio, ma di certo attesta una sea rielaborazione e riattazione in questa epoca. L’opera fu edificata su preesistenze medievali, di cui furono utilizzate parti o delle quali si mantenne l’impianto e l’organizzazione planimetrica, come denuncia i ‘assemblaggio di unità edilizie minori proprie della struttura della maglia urbana dell’epoca, ancora leggibile nell ‘attuale tessuto urbano.Le piccole aperture sul fronte prospettante via S.Giovanni indubbiamente mettono n evidenza un

rimaneggiamento di elementi medioevali in epoca successiva. Risultano inoltre riutilizzati anche elementi strutturali di epoche ancora precedenti tuttora visibili nell ‘angolo tra vi a Pi anca e vi a di Mezzo..L’analisi degli elementi stilistici individua caratteri che fanno pensare ad una rielaborazione di canoni classici databili intorno alla mt+ del XVII secolo,pur tenendo presente che in un contesto di provincia gli elementi per la datazione non sempre corrispondono al periodo considerato.
H rlizzto su una tt attinea edIl±r ,che per la sua compattezza può anche essa considerarsi di origine medioevale, presenta alcuni elementi architettonici, capitello all’imposta dell ‘arco ,l ‘arco a tutto sesto,la base del piedritto, che interpretano canoni ;propri dell ‘ordine tuscanico.
Interessante, la soluzione d’angolo del loggiato,a doppia colonna che lascia pensare alla felice intuizione di un artigiano locale ,ma per la sua evidente eleganza alla soluzione dotta di edificare il loggiato sul perimetro della preesistente fabbrica.

Riassumendo da quanto sopra, palazzo ologna nato su preeslstenze medioevali, arricchito di

caratteri strutturali e stilistici(loggiato,decorazioni facciata ) nel Seicento, presumibilmente giunto al suo definitivo assetto nella prima metà del Settecento, come testimonia la data sull’architrave del portone, arrivato a noi solo in parte a causa di terremoti ed eventi bellici, conserva ancora importanti valenze e testimonianze artistiche del’600, periodo della sua maggiore caratterizzazione, e sarebbe imperdonabile non salvare dall’attuale stato di degrado e di abbandono.

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Palazzo Palombo

Palazzo Palombo. Edificato in due tempi, nei secoli XVII e XVIII, sorge probabilmente sul luogo dove si trovava la torre ricordata dal Tauleri in op. cit.. Ha una pianta poligonale irregolare, con l’ingresso che si apre in una rientranza della parete meridionale. La facciata su via della Torre, oltre al portale, ha un’apertura secondaria, servita da una scala esterna ad una rampa che conduce alla scala interna a due rampe.

Al piano terra su via della posta vi sono cinque arcate. Le finestre hanno cornici mistilinee. 
Palazzo Sabatini
. Edificato nel 1648, come riferisce una lapide, è a pianta trapezoidale. li portale di ingresso incorniciato, ha un timpano centinato. All’ultimo piano ha tre arcate a tutto sesto.

Il prospetto posteriore è a due piani, con finestre incorniciate di pietra e due portali ai lati opposti. 
Come gli altri palazzi gentilizi di Atina costituisce un intervento di sostituzione edilizia all
interno del centro medievale, per cui una fascia di costruito di notevole spessore, con un certo interesse architettonico e motivi decorativi abbastanza unitari si è inserita fra il nucleo centrale (palazzo ducale, arcivescovato, chiesa dellAssunta) e le frange più esterne e minute del tessuto urbano dove sono rimasti più leggibili i segni della struttura originaria. 

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